mercoledì 1 agosto 2012
lunedì 25 giugno 2012
Leopold Stokowski, or the freedom to interpret...
"A painter paints his pictures on canvas. But musicians paint their pictures on silence."
Leopold Stokowski
How would have wrote his music Johann Sebastian Bach, if he was born in the nineteenth century and had to compose for a great symphony orchestra? This is what they ask themselves many composers and musicians from a hundred years or so. One of these was the great conductor Leopold Stokowski who transcribed many works of the great German composer for symphony orchestra.
Leopold Stokowski
How would have wrote his music Johann Sebastian Bach, if he was born in the nineteenth century and had to compose for a great symphony orchestra? This is what they ask themselves many composers and musicians from a hundred years or so. One of these was the great conductor Leopold Stokowski who transcribed many works of the great German composer for symphony orchestra.
But the decidedly romantic interpretation of this
transcriptions, sparked some purist critics
who spoke of sacrilege. And today? With the rivers of ink have been poured on
how it should be interpret the baroque music, especially Bach, performances
like those of the great Leopold would perhaps unimaginable in our area.
The interpretation of the music of the seventeenth and
eighteenth century has faced in recent years a progressive crystallization.
Everywhere in Italy and in Europe have arisen chairs of baroque instruments and
many manuals have been written with strict rules for the interpretation of
baroque music. This subtracts more and more freedom to the musicians, who
should have the right to be as close as possible to that which was the way to
perform this music at the time, both totally reinterpret it, molding in according to his own time and culture,
giving new life to the music!
We also forget that the Baroque was the era of
fantasy, of the excess of improvisation, of the performer liberty. So, they are
welcome detailed studies on baroque performance practice (but I remember that,
having no records, it is impossible to reconstruct exactly the ancient way of
playing), and also increase the philological performances with original
instruments. But avoid to pontificate on what you can do and what not, saying
that experimentation about new ways of interpreting a composer is a product of
populist subculture, as if the musicians has become a mere executor of ideas
imposed by other.
The Music is alive. Music is life and like life,
cannot be reined in patterns and codicils.
Through Leopold Stokowski’s fascinating and persuasive
orchestrations, contemporaries people may find the curiosity to approach also
the “original” Bach.
But this is just my opinion…
L.F.
Leopold Stokowski, ovvero la libertà di interpretare...
Come avrebbe scritto la
sua musica Johann Sebastian Bach se fosse nato nell’Ottocento ed avesse avuto a
disposizione una grande orchestra sinfonica? Questo è ciò che si chiedono molti
compositori da un centinaio di anni a questa parte. Uno di questi fu il grande
direttore d’orchestra e compositore Leopold Stokowski il quale approntò diverse
trascrizioni per orchestra sinfonica di molte opere del grande compositore
tedesco.
L’interpretazione
decisamente romantica che questo direttore diede alle sue trascrizioni ( in alcuni casi,
gli originali bachiani possono risultare eccessivamente appesantiti), scatenarono alcuni critici puristi che gridarono al sacrilegio.
Ed oggi? Con i fiumi d’inchiostro
che si sono versati sul modo in cui si deve interpretare la musica barocca ed
in particolare Bach, esecuzioni come quelle del grande Leopold sarebbero forse impensabili dalle nostre parti.
L’interpretazione della
musica del ‘600 - '700 è andata incontro, in questi ultimi anni, ad
una progressiva cristallizzazione. Ovunque in Italia e all’estero sono sorte
cattedre di strumento barocco, dove viene insegnata quella che DEVE essere l’interpretazione
da dare a questi brani. Sottraendo sempre più libertà al musicista, che dovrebbe avere sempre il diritto sia di avvicinarsi il più possibile a quello che era il modo di eseguire tale musica all'epoca, sia di reinterpretarla completamente, plasmandola in base al suo tempo ed alla sua cultura, facendola vibrare di una nuova linfa!
Ci si dimentica inoltre che il barocco era l’epoca della fantasia, degli eccessi, dei virtuosismi
improvvisati, della libertà dell’esecutore all’interno della regola, della
sperimentazione. Quindi, ben vengano
studi approfonditi sulla prassi esecutiva dell’epoca barocca, ben vengano
insegnanti che ci comunicano come si pensa si suonasse all’epoca (e dico si
pensa perché, non avendo registrazioni, è impossibile ricostruire l’esatto
antico modo di suonare, come pretende di fare qualcuno) e aumentino pure le
esecuzioni filologiche con strumenti antichi. Ma si eviti di pontificare su
cosa si può fare e cosa no, bollando le sperimentazioni o nuovi modi di
interpretare un compositore come prodotti di sottocultura di stampo populista,
proponendo in maniera dogmatica questa o quella norma esecutiva, quasi che il
musicista sia divenuto un mero esecutore di idee imposte da altri e che ciò che
lo differenzia da un altro musicista si debba limitare esclusivamente al
proprio bagaglio tecnico e non alla propria capacità interpretativa.
La Musica è viva ed è vita e come la vita non
può essere imbrigliata all’interno di schemi e codicilli. Ben vengano quindi
anche trascrizioni come quelle di Leopold Stokowski, che vi allego in questo
post, trascrizioni decisamente affascinanti, molto più vicine al modo di “sentire”
dei nostri contemporanei, soprattutto di quelli che sono totalmente a digiuno
di musica classica, e che grazie alla mediazione di queste trascrizioni possono trovare la curiosità per avvicinarsi al Bach “originale”.
Ma ovviamente questo è
solo un mio pensiero…
mercoledì 20 giugno 2012
A new italian orchestra, against Camorra and crime!
Dear
friends,
In this last days I’m preparing my last
concert with my new orchestra: the “Orchestra della Compagnia degli Artisti di
Ottocento Napoletano” in Portici (Naples, Italy). With our 26 musicians we are
becoming one of the most important cultural realities of our region!
Our
headquarters is located in the prestigious building of the Marchioness of
Cesaro Pennese, now propriety of Archbishopric of Naples.
We hold our
concert “intra moenia” in the chapel of the palace. We are going to perform our
sixth concert and we are followed by an increasingly large and enthusiastic audience.
Our
Orchestra is not one of those artistic conglomerates, destined to disappear
miserably, that occasionally arise in Italy in correspondence of the rare donations of public money
intended for the music. We aren’t a musical group that has as its sole target
the subsistence of its members. We are much more than that…
The Compagnia
degli Artisti and his Orchestra are heralds of a great project called “Ottocento
Napoletano”.
This
project aims to create a real renaissance of Naples and Southern Italy, through
the promotion of our culture, our history and our traditions. And by culture we
mean not only the field of fine arts,
but also our artistic handicraft and our great culinary traditions.
“Beauty
will save the world” said Dostoevskij. Us, through the beauty of arts, want to
awaken the conscience.
We want to
demonstrate that in our region it’s possible to build and live an alternative
to social, moral and institutional degradation, which now has reached an
endemic state in our land.
Pursuing
this project, we have the opportunity to fight the Camorra and crime, that
derives strength from ignorance of the people, by stagnation of the status quo and from the image of our land as a place where people,
especially younger, are precluded any hope of social and moral emancipation,
because nothing will change.
Besides to
the diffusion of culture, we are planning, always with our self financing, the
future opening of a music school and other initiative s that will give the
opportunity to children at risk of finding an opportunity in the art, removing
them from the hands of criminals.
Follow our initiative on twitter, facebook and on our blog:
http://compagniadegliartisti.blogspot.it/
See you soon and good music at all!!!
http://compagniadegliartisti.blogspot.it/
See you soon and good music at all!!!
Leopoldo Fontanarosa
martedì 24 aprile 2012
Conferenza su N.Zingarelli all'Osservatorio Vesuviano
Il 22 aprile ho tenuto una conferenza su uno dei più grandi compositori della scuola napoletana: Nicola Antonio Zingarelli, nato a Napoli nel 1752 e morto a Torre del Greco nel 1837.
La conferenza, dal titolo "Nicolò Zingarelli: il compositore che sfidò Napoleone" è stata organizzata dall' Archeoclub d'Italia presso lo stupendo museo dell'Osservatorio Vesuviano. Allego qui un pò di materiale sull'evento e sul compositore, per farvi conoscere questa grande figura di uomo e musicista.
Prima però voglio ringraziare di cuore la dott. Michela Tappeto e la prof.ssa Marika Galloro dell'Archoclub per avermi dato la possibilità di parlare di questo grande musicista e per aver preparato con cura e professionalità l'evento. Ringrazio il dott. Marcello Martini, direttore dell'Osservatorio Vesuviano per l'amicizia e la cortese ospitalità in quel luogo magico ed i miei allievi, Brunella Gaglione e Davide Maiello per aver eseguito con cura, in prima assoluta, alcuni duetti inediti dello stesso Zingarelli. Infine ringrazio gli alunni del Liceo Classico di Castellammare di Stabia per aver partecipato numerosi all'evento.
L'annuncio dell' evento:
In occasione della XIV settimana della cultura, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel periodo 14/22 aprile 2012, Archeoclub d’Italia, sede di Torre del Greco, organizza l’evento “Nicolò Zingarelli: il compositore che sfidò Napoleone”, una conferenza-concerto sul celebre musicista partenopeo, morto a Torre del Greco il 5 maggio nel 1837. L’evento si svolgerà presso il Museo dell’Osservatorio Vesuviano (via dell’Osservatorio 14, Ercolano), diretto dal dott. Marcello Martini e già sede di altre iniziative Archeoclub, durante la mattinata di domenica 22 aprile, dalle ore 10.00 alle ore 13.30 circa. Il maestro dott. Leopoldo Fontanarosa, violinista e musicologo, farà conoscere ai presenti l’importanza storica ed artistica di Zingarelli (di cui quest’anno ricorre il 260° anniversario dalla nascita). Verranno eseguiti in prima assoluta dei duetti per violino che Zingarelli scrisse per i suoi allievi e che il maestro Fontanarosa eseguirà assieme ai suoi giovani allievi Brunella Gaglione e Davide Maiello. Il pubblico, inoltre, prima del concerto, accompagnati dai ricercatori dell’Istituto, avrà la possibilità di visitare l’importante Museo dell’Osservatorio, dove sono custodite preziose strumentazioni relative alle prime indagini geofisiche. I volontari torresi di Archeoclub e il presidente Michela Tappeto, infine, durante la mattinata saranno lieti di dare delucidazioni ed informazioni sulle numerose attività associative a coloro che lo desiderano.
http://www.archeoclubitaliatdg.eu/anno2012.html
Nicola Antonio Zingarelli: il
musicista che sfidò Napoleone.
Sulla
facciata rosea di un edificio antico che si erge a Torre del Greco, di fronte
alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, spicca una piccola lapide bianca.
Questa lapide è dedicata a Nicola Antonio Zingarelli, principe dei musicisti,
che in quella casa trascorse i suoi ultimi anni di vita, morendovi nel 1837.
Grande compositore, maestro di cappella al Duomo di Milano ed in Vaticano era
uno dei compositori preferiti da Napoleone, ma oggi, anche tra i musicisti,
sono davvero in pochi a serbarne la memoria. In occasione della prima
esecuzione mondiale, a Torre del Greco, di due suoi quartetti per archi, mi
sembra giusto tracciarne un ricordo. Zingarelli nacque a Napoli il 4 aprile del
1752 da Riccardo Toda Zingarelli e Teresa Ricci. A sette anni rimase orfano e
fu ammesso nel Conservatorio di Santa Maria di Loreto. Terminati gli studi fu
ospite presso i signori Gargani di Torre Annunziata e si procurò da vivere come
insegnante di violino, strumento che non abbandonò mai. In seguito riuscì ad
ottenere la protezione della Duchessa di Castelpagano, che molto si impegnò per
fargli acquisire fama. A 25 anni iniziò a comporre opere liriche scrivendo il Pigmalione. A 29 anni mise in musica
l’opera Montezuma, rappresentata
presso al Teatro di San Carlo nel 1781. Dopo questa rappresentazione partì per Milano dove iniziò a comporre opere serie
e buffe in gran numero tra cui l’Asinda,
composta in appena sette giorni e rappresentata al Teatro alla Scala nel 1785 e
subito dopo compose Giulietta e Romeo, in
appena quaranta ore distribuite in dieci giorni, considerata il suo capolavoro.
Si trasferì quindi a Parigi, ma, iniziato il periodo rivoluzionario, preferì
ritornare presto a Milano. Nel 1792 divenne Maestro di Cappella del Duomo di
quella città. Da qui passò nel 1794 a ricoprire lo stesso incarico presso la
Santa Casa di Loreto dove rimase per un decennio scrivendo musica sacra. La sua
fama crebbe e giunse fino a Napoleone che, durante la campagna d’Italia, si
spinse fino a Loreto per poter conoscere il maestro di persona. Nel 1804 fu
nominato maestro di Cappella in San Pietro. A Roma si dedicò a metter in musica
le più celebri opere poetiche italiane, come alcune stanze del Tasso e
dell’Ariosto ed alcuni passi della Divina Commedia di Dante. Qui avvenne uno
degli avvenimenti più interessanti della sua vita. La città fu occupata dalle
truppe imperiali francesi e gli fu imposto di eseguire la musica dell’Inno
Ambrosiano per celebrare la nascita del figlio di Napoleone Bonaparte a cui era
stato dato il titolo di Re di Roma. Si preparò tutto in San Pietro e non
mancava che il Maestro per dar via all’esecuzione dell’Inno, ma una volta chiamato,
Zingarelli si rifiutò di dirigere il concerto sacro dicendo che egli non riconosceva
altro sovrano al di fuori del Santo Padre Pio VII, da cui era stato assunto
come maestro della Cappella. Fu quindi arrestato e trasportato a Civitavecchia
per ordine del prefetto e da qui gli fu intimato di partire alla volta di
Parigi per essere giudicato. Con gran
stupore, una volta giunto alla corte parigina, non solo non fu imprigionato, ma
l’Imperatore commissionò a Zingarelli una messa da scrivere per la sua Cappella
Imperiale che tanto piacque da fruttargli seimila franchi d’oro.
Zingarelli
rimase a Parigi per circa un anno, durante il quale Napoleone gli fece
assegnare un mensile di duecento franchi. Nel 1812 lasciò la Francia e si fermò
in diverse città italiane ma nel 1813, dovendosi nominare il direttore del
conservatorio di S.Sebastiano, poi trasferito in S.Pietro a Majella, Gioacchino
Murat in persona chiese a Napoleone che tale incarico fosse dato al celebre
Zingarelli e così il maestro tornò in Patria.
Nel
1835 iniziarono i problemi di salute con un attacco di idropisia. A giugno dello stesso
anno andò a vivere al Gonfalone, ma il male non gli diede tregua e quindi il 20
settembre dello stesso anno fu condotto a Torre del Greco dove migliorò molto e
riprese a comporre. Il primo maggio 1837 fu colto da una malattia allora molto
diffusa, detta Grippa. Il 4 mattina fece richiesta del Viatico e recitò il
Confiteor. Rimase lucido sino all’ultimo istante sorridendo e dicendo di non
sentire alcuna sofferenza. Alle undici antimeridiane del 5 maggio spirò. Il
corpo fu trasferito a Napoli e trasportato in Conservatorio dove fu allestita
la camera ardente. Il corpo fu poi sepolto nella chiesa di S.Domenico Maggiore
a Napoli. L’elogio funebre fu recitato dal suo caro amico, il marchese Basilio
Puoti e gli fu dedicata uno splendido monumento collocato all’ingresso sud
della basilica. La musica per la messa da requiem eseguita per i suoi funerali fu
quella che egli stesso scrisse in vista della sua morte e fu eseguita dai suoi
allievi.
Per
le sue opere fu gratificato in vita con diverse onorificenze. Il re di
Sassonia, in data 26 gennaio 1835, lo premiò con una lettera onorifica di
ringraziamento ed il dono di una scatola d’ora per aver composto una messa.
Francesco I re di Napoli lo insignì della Croce di Cavaliere del suo Ordine. Fu socio Ordinario dell’Accademia Reale di
Belle Arti ed onorario della Pontaniana. Membro ordinario della IV classe dell’
Accademia delle Belle arti di Francia. Corrispondente del Conservatorio Imperiale
di Musica di Parigi. L’accademia di belle arti di Berlino gli spedì un diploma,
che gli giunse quando già era spirato.
A
Torre del Greco scrisse una cantata per grande orchestra datata 1837, il salmo
Laudate Dominum in Sanctis Eius, solfeggi,
Inni Sacri e la celebre messa da requiem. La sua ultima composizione fu
un Tantum Ergo composto il 28 aprile sul quale, forse sentendo la morte vicina,
segnò gli anni di vita. Tutti questi capolavori, molti dei quali inediti e mai
eseguiti, attendono di essere riportati alla luce nella Biblioteca del
Conservatorio di Napoli e qualche mecenate che voglia adottarli, rendendone
possibile l’esecuzione.
Leopoldo Fontanarosa
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